Microaggressioni sul lavoro:
il progetto del Gruppo Edison
Un percorso strutturato e continuativo su linguaggio, microaggressioni e relazioni nei contesti professionali. Dieci edizioni, oltre 250 persone coinvolte, sedi distribuite in tutta Italia.
E il progetto prosegue.
10+
Edizioni
250+
Persone coinvolte
2025
Anno di avvio
9+
Sedi in tutta Italia
Il fenomeno: di cosa stiamo parlando
Le microaggressioni sul lavoro sono difficili da affrontare per una ragione precisa: prese singolarmente sembrano piccole. Chi le subisce spesso non ha le parole per descriverle in modo che sembri proporzionato. Chi le osserva tende a minimizzare. Chi le produce, nella grande maggioranza dei casi, non ne è consapevole.
13,5% delle donne lavoratrici ha subito molestie sul lavoro a sfondo sessuale nel corso della vita (ISTAT 2022-2023)
425.000 solo negli ultimi tre anni al momento della rilevazione
1,4 milioni di donne hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro
25% di chi ha subito violenze sul lavoro ha dato le dimissioni.
Sotto questi numeri c’è qualcosa di molto più capillare: il linguaggio escludente, gli stereotipi incorporati nelle conversazioni ordinarie, i comportamenti normalizzati perché sembrano piccoli. Il loro impatto è cumulativo, e costruisce, nel tempo, un ambiente in cui alcune persone devono usare una quota significativa della loro energia per navigare dinamiche che i/le colleghi/e non affrontano mai.
Il ruolo delle organizzazioni
La normativa offre strumenti sempre più precisi. La UNI PDR 125:2022 prevede espressamente piani formativi ricorrenti per tutta la popolazione aziendale su molestie, microaggressioni, linguaggio inclusivo e stereotipi di genere, un requisito necessario per accedere alla certificazione di parità di genere.
La compliance, però, definisce i confini di quello che non si deve fare. La cultura determina quello che si fa davvero, ogni giorno, nelle interazioni ordinarie. Affrontare le microaggressioni in modo efficace richiede tempo, ripetizione e continuità. Non un evento, non un corso obbligatorio, ma un lavoro strutturato che si accumula nel tempo, costruisce un linguaggio condiviso e crea le condizioni perché il cambiamento abbia radici abbastanza profonde da reggere anche quando l’attenzione si sposta altrove.
La scelta del Gruppo Edison
Quando un’organizzazione decide di affrontare il tema delle microaggressioni, la scelta più comune è quella dell’evento: una giornata formativa, magari in prossimità del 25 novembre, con un/una esperta/o esterna/o e una platea che ascolta. Poi l’evento finisce, e con esso l’attenzione.
Edison ha fatto una scelta diversa. Dal 2025 porta avanti un progetto strutturato come investimento culturale continuativo. Tutta la popolazione aziendale – non solo i/le manager, non solo le donne, non solo chi aveva già una sensibilità su questi temi. Perché le microaggressioni non sono una questione che riguarda solo chi le subisce. Riguardano il sistema.
Il workshop "Agire insieme per trasformare linguaggi, cultura e relazioni sul lavoro"
Non “sensibilizzare su”, non “formare su”, ma agire insieme. Il focus è nelle manifestazioni più sottili e quotidiane: il linguaggio sessista, le microaggressioni che vengono normalizzate proprio perché sembrano piccole.
Ogni sessione coinvolge 30-35 persone in un percorso esperienziale di quattro ore. I/Le partecipanti si muovono nello spazio, lavorano in gruppo, costruiscono strumenti condivisi.
Il metodo: coaching e diritto insieme
Il workshop è progettato e facilitato insieme a Veronica Buonocore, avvocata e consulente esperta in DE&I e parità di genere.
Approccio coaching
Lavora sul processo: come le persone stanno nella stanza, cosa emerge quando si crea lo spazio giusto, come si costruisce la sicurezza psicologica necessaria.
Competenza legale
Porta la conoscenza delle normative, degli strumenti di tutela, dei casi reali. Sul contenuto: cosa le persone hanno concretamente gli strumenti per fare.
Cosa cambia in concreto
Ogni edizione genera output concreti: un archivio digitale del lavoro svolto e un report aggregato con le raccomandazioni emerse, che Edison usa per monitorare nel tempo il livello di consapevolezza e orientare le azioni successive.
L’output più significativo non è un documento. È il momento in cui le persone riescono a dare un nome a qualcosa che prima non nominavano. Quando quelle parole arrivano, in un contesto sicuro e strutturato, qualcosa cambia. Non necessariamente nei comportamenti, non in una singola sessione. Nella capacità di riconoscere, nominare e scegliere come rispondere.
Le voci dei/delle partecipanti
“È stato molto utile guardare con un occhio diverso e una prospettiva più attenta quanto incide il linguaggio nel nostro quotidiano (personale e lavorativo) e quanto spesso agiamo o assistiamo a un uso non corretto del linguaggio o a micro-aggressioni. Ho apprezzato particolarmente la elevata componente pratica.”
“La presa di coscienza dell’importanza di certi errori sulla tematica che si possono fare nella nostra quotidianità che, al di la della buona fede, hanno comunque un peso specifico notevole e contribuiscono all’alimentazione di processi culturali sbagliati e superati.”
“Il fatto che fosse interattivo, e che ci fosse un confronto diretto sia tra i partecipanti, sia tra noi e le docenti.”
“Il workshop è stato sicuramente utile e interessante, aprendo la mente su temi molto attuali, sicuramente ha fatto riflettere, perchè spesso utilizziamo parole o frasi che non ci sembrano possano urtare la sensibilità di chi abbiamo di fronte, ma in realtà non andrebbero dette, dipende sempre dalla persona con cui interloquiamo […] Anche le docenti molto competenti e simpatiche.”
“I lavori di gruppo sono stati coinvolgenti ed interessanti. Ha permesso di mantenere l’attenzione sull’argomento.”
“L’immedesimarsi, la necessità di empatia e di avere la necessaria sensibilità nel porsi con gli altri in quanto non conosciamo il loro vissuto.”
“Argomenti molto attuali. Il workshop mi ha permesso di riflettere su come i concetti trattati possono essere applicati non solo nell’ambito professionale ma anche nella vita personale e nella gestione delle diverse situazioni quotidiane. Un aiuto valido e concreto per cercare di comunicare meglio.”
“Il confronto generazionale differente su una tematica così importante durante le attività di gruppo per ragionare insieme su punti di vista differenti e spero essere riusciti a sensibilizzare maggiormente all’argomento.”
“Soffermarsi e condividere, attraverso una riflessione guidata ed esercizi pratici, le proprie esperienze, i bias, gli stereotipi e dinamiche di potere che spesso si incontrano direttamente o indirettemente.”





Perché la continuità conta
Ogni nuova edizione parte da quello che è emerso nelle precedenti. Il vademecum aziendale “Prendiamoci in parola” di Edison entra nel workshop come input, non come punto di arrivo. Il linguaggio costruito insieme diventa patrimonio condiviso dell’organizzazione.
La cultura non cambia con un singolo evento. Cambia quando un’organizzazione sceglie di portare lo stesso tema su tutta la sua popolazione aziendale, persona dopo persona, sede dopo sede, costruendo una consapevolezza diffusa che non resta confinata a chi era già sensibile al tema.
Vuoi affrontare le microaggressioni nella tua organizzazione?
Il workshop è modulabile per contesto, dimensione e sede. Il primo passo è una chiamata conoscitiva per capire di cosa ha bisogno la tua organizzazione e come costruire qualcosa che abbia senso nel tuo contesto specifico.