Rientro al lavoro post maternità: come l’azienda può aiutare a gestirlo

Rientro al lavoro post maternità: come l’azienda può aiutare a gestirlo

Aggiornamento articolo: 9 maggio 2026

Il rientro al lavoro post maternità è una delle transizioni più complesse che una donna possa affrontare nella propria vita professionale. Maternità e carriera vengono spesso raccontati come due poli opposti, difficili da conciliare senza generare ansia o senso di inadeguatezza. Ma diventare madre non implica necessariamente dover abbandonare il proprio lavoro, così come investire sulla propria carriera non significa rinunciare al desiderio di maternità.

Scegliere di creare una famiglia mantenendo il proprio percorso professionale richiede equilibrio e la capacità di rivedere se stesse sotto una nuova luce. La maternità è un momento di profonda trasformazione, non solo personale ma anche professionale, e richiede un processo di ri-adattamento che riguarda la donna, ma anche l’organizzazione in cui lavora.

Rientro al lavoro post-maternità: tra desiderio di ripresa e sensi di colpa

Tornare al lavoro dopo il congedo parentale è una transizione che le donne affrontano in modi molto diversi tra loro. C’è chi riprende dopo pochi mesi, chi si prende più tempo, ma in ogni caso la nascita di un figlio o di una figlia segna un distacco netto dalla vita vissuta fino a quel momento.

Nei primi mesi la donna è chiamata a mettere in secondo piano la propria individualità per rispondere ai bisogni del bambino o della bambina. Ritrovare la propria identità professionale in questo contesto non è semplice. Al contrario di quanto accade spesso per il padre, la madre viene investita fin da subito da responsabilità che sembrano poter essere assolte esclusivamente da lei, anche a costo di sacrificare i suoi obiettivi personali e professionali.

Con l’avvicinarsi del rientro, questa sensazione può innescare un’ansia anticipatoria: da una parte il senso di colpa per il distacco dal figlio o dalla figlia, dall’altra la paura di non essere più all’altezza del proprio ruolo professionale. Il pensiero più comune è quello di non essere mai abbastanza in nessuna delle due direzioni.

Si tratta di un adattamento fisico e psicologico significativo, che avviene mentre la donna si sta già prendendo cura di un nuovo essere umano. Affrontarlo senza supporto adeguato ha un costo reale, per la persona e per l’organizzazione.

Come le aziende possono supportare il rientro al lavoro post-maternità

Il rientro dalla maternità è un’esperienza che le donne affrontano in modo ambivalente. Ma la responsabilità di gestire positivamente questa transizione non è esclusiva della diretta interessata. Le aziende hanno un ruolo fondamentale, e quello che scelgono di fare in questa fase determina spesso se una professionista di valore rimane o abbandona l’organizzazione.

Definire un piano di re-boarding strutturato

Un piano di re-boarding ha un obiettivo preciso: re-introdurre gradualmente la persona ai cambiamenti avvenuti durante la sua assenza. Non si tratta di trattarla come una nuova dipendente, ma di riconoscere che il contesto professionale evolve rapidamente e che rientrare dopo mesi di assenza richiede un periodo di riallineamento.

Un piano efficace permette di comunicare i cambiamenti rilevanti avvenuti durante l’assenza, riallineare la persona con la visione e la cultura dell’organizzazione, e creare le condizioni perché si senta accolta e al sicuro nel rientrare. Senza questa struttura, il rientro al lavoro post maternità diventa un salto nel vuoto che nessuna professionista dovrebbe affrontare da sola.

Adottare un approccio flessibile

Supporre che dopo la nascita di un figlio o di una figlia una donna possa mantenere invariate motivazioni e ambizioni è un errore. Al tempo stesso, pensare che diventare madre la renda automaticamente meno efficace è una constatazione priva di fondamento. Entrambe le posizioni caricano sulla donna uno stigma che non aiuta né lei né l’organizzazione.

Le aziende possono contribuire adottando un approccio flessibile. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Human Relations, questa flessibilità si traduce in due elementi concreti: la possibilità di modulare l’orario di lavoro e di scegliere la propria abitazione come sede di lavoro. Strumenti semplici, ma con un impatto significativo sulla capacità della donna di gestire il rientro senza dover scegliere tra presenza fisica e cura familiare.

Attivare percorsi di coaching al femminile in azienda

Offrire un percorso di coaching a una persona in rientro dalla maternità significa investire sulla sua riuscita in questa transizione. Un percorso strutturato aiuta a definire nuovi obiettivi professionali allineati ai cambiamenti avvenuti, a individuare punti di forza rinnovati, a comprendere come conciliare impegni genitoriali e ambizioni professionali, e a costruire una strategia sostenibile per i mesi successivi.

Non è un lusso riservato alle grandi aziende. È uno strumento concreto che riduce il rischio di abbandono e aumenta l’ingaggio di una professionista che, nel momento giusto, ha ricevuto il supporto di cui aveva bisogno.

Se sei tu la donna che sta per rientrare

Fino a qui ho parlato di quello che le aziende possono fare. Ma se stai leggendo questo articolo perché sei tu ad affrontare il rientro al lavoro post maternità, questa sezione è per te.

Ci sono cose che nessuno ti dice prima, e che ti trovi ad affrontare da sola nel momento in cui accadono.

La prima è la perdita di fiducia professionale. Le tue competenze non sono andate da nessuna parte. Ma dopo mesi fuori dal contesto lavorativo, il cervello tende a interpretare quella pausa come un gap reale. Il confronto con colleghi e colleghe che nel frattempo sono andati avanti alimenta una sensazione di inadeguatezza che è potente anche quando non è fondata. Nominarla è già metà del lavoro.

La seconda è la negoziazione invisibile. Flessibilità, rientro graduale, ridefinizione delle responsabilità: sono conversazioni che molte donne non aprono perché temono di sembrare meno presenti o meno ambiziose. Il risultato è che si ritrovano ad aver ceduto più del necessario, senza aver mai verificato se l’altra parte sarebbe venuta loro incontro.

La terza è la ridefinizione dell’identità professionale. Diventare madre cambia le priorità, e questo porta spesso a mettere in discussione quello che si stava facendo prima. È una domanda legittima, che merita spazio e attenzione, non una fase transitoria da superare in fretta.

La quarta è il riorientamento nel contesto cambiato. Rientrare in un ambiente che si è evoluto senza di te richiede un periodo di adattamento che non sempre viene supportato dall’organizzazione. Spesso si dà per scontato che chi torna sappia già come funziona, senza considerare quanto le cose siano cambiate.

La quinta è la gestione dell’energia. Conciliare i tempi lavorativi con i tempi di cura è una questione logistica ma anche emotiva. Essere mentalmente in due posti contemporaneamente ha un costo che si accumula nel tempo. Lavorare sulla propria intelligenza emotiva in questa fase può fare una differenza concreta nella capacità di riconoscere i propri stati interni e di rispondere in modo intenzionale invece di reagire in automatico.

Se ti riconosci in una o più di queste situazioni, il career coaching al femminile può aiutarti a navigare questo momento con più chiarezza. Non per trovare risposte preconfezionate, ma per costruire una strategia che tenga conto di chi sei oggi, non di chi eri prima di diventare madre.

Conclusioni

Le donne che tornano al lavoro dopo la maternità affrontano un cambiamento complesso che, se non supportato, può generare disagio e incentivare l’abbandono del posto di lavoro. La responsabilità di gestire questo momento di transizione non è solo della donna: l’organizzazione in cui lavora è parte integrante del processo.

Con gli strumenti giusti e una visione chiara di quello che si sta attraversando, è possibile costruire realtà organizzative più sane e percorsi professionali più sostenibili.

Se rappresenti un’azienda e vuoi capire come supportare le tue collaboratrici nel rientro dalla maternità, o se sei una professionista che sta affrontando questa transizione in prima persona, scrivimi o prenota una call conoscitiva gratuita.

Rosy Cosco è Career, Business e Group Coach con credenziale ICF, certificata Six Seconds per gli assessment di intelligenza emotiva, facilitatrice di processi collaborativi e consulente in Diversity, Equity & Inclusion e Parità di Genere. Lavora con professioniste, leader, team e organizzazioni su temi di sviluppo individuale, group coaching e cultura organizzativa inclusiva.

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rosy cosco business coach milano

Mi chiamo Rosy Cosco e lavoro con professioniste, leader, team e organizzazioni che vogliono crescere senza perdere se stesse/i lungo la strada.

Sono Career, Business e Group Coach con credenziale ICF, certificata Six Seconds per gli assessment di intelligenza emotiva, facilitatrice di processi collaborativi e consulente DEI e Parità di Genere. Negli ultimi anni ho accompagnato centinaia di persone in percorsi di coaching, formazione e consulenza – individualmente e in gruppo.

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