Rientro a lavoro post maternità: come gestire l’ansia

Rientro a lavoro post maternità: come gestire l’ansia

maternità e lavoro: come l'azienda può aiutare a gestirli

Maternità e lavoro sono spesso considerati come due poli opposti che non hanno alcuna possibilità di incontrarsi; per lo meno, non senza creare situazioni d’ansia e malessere.

Ma se è vero che non è sempre facile coniugare questi due aspetti della vita di una donna, è anche bene sottolineare che diventare madri non implica necessariamente il dover abbandonare il proprio lavoro. Così come desiderare di investire sulla propria carriera non significa dover abbandonare il proprio desiderio di maternità.

Non c’è da nasconderlo, scegliere di creare una famiglia e al tempo stesso di mantenere il proprio mondo professionale intatto non è facile. Ci vuole equilibrio innanzitutto, e sicuramente anche la capacità di rivedere se stesse sotto una nuova luce, con nuove responsabilità e ostacoli da superare, ma anche opportunità che si aprono.

Diventare una madre comporta un naturale disequilibrio e, quindi, la necessità di riorganizzare ogni aspetto della propria vita. La maternità è un momento magico, ma anche di profonda “crisi” e richiede un processo di ri-adattamento.

Per questo motivo, il ritorno al lavoro dopo il congedo parentale può essere difficile. La donna è rimasta fuori dai ritmi lavorativi per settimane, in alcuni casi anche per mesi; la vita e i ritmi sono cambiati, le preoccupazioni sono mutate, la persona stessa è diversa, con nuove priorità e obiettivi. In questa fase è possibile che la persona sperimenti un senso di inadeguatezza e spaesamento, causa di ansia e difficoltà nel riprendere il proprio percorso professionale laddove si era interrotto.

Ma quindi, come può un’azienda aiutare la persona a congiungere la “sé mamma” e la “sé lavoratrice” per ripristinare il suo senso di integrità e benessere una volta rientrata al lavoro?

Rientro al lavoro: tra desiderio di ripresa e sensi di colpa

Tornare al lavoro dopo essere state a casa con il/ la propri* bambin* è una transizione importante. C’è chi sceglie di riprendere l’attività professionale dopo pochissimi mesi, chi invece ha la possibilità di concedersi più tempo, ma in ogni caso la nascita di un/ una figli* coincide con un distacco netto dalla vita vissuta in precedenza.

Soprattutto durante i primi mesi la donna deve mettere da parte la propria individualità per rispondere ai bisogni del/ della bambin*. Per questo è difficile preservare e ritrovare la propria identità in un ruolo differente da quello di madre. Complice di questa difficoltà è anche il fatto che, al contrario da quanto accade al papà, la madre viene fin da subito investita da responsabilità e compiti che sembrano poter essere assolti esclusivamente da lei, anche a costo di sacrificare i suoi bisogni e obiettivi. Con l’avvicinarsi del rientro al lavoro, la sensazione che tutto ricada sulle proprie spalle può innescare un’ansia anticipatoria: da una parte vige il senso di colpa, dall’altra la paura di non essere più capace di adempiere al meglio il proprio ruolo professionale. In pratica, l’idea più comune è quella di non essere mai abbastanza in tutto ciò che si fa. 

Tutto cambia. Dai programmi quotidiani, alle nuove responsabilità come genitore, all’identità personale e avviene mentre la donna si sta prendendo cura di un nuovo essere umano. Si tratta di un adattamento fisico e psicologico importante, e spesso la persona non si sente pronta a lasciare il/ la propri* figli*, o prova un senso di colpa per la decisione di tornare al lavoro o ha timore di sostenere tutte le responsabilità insieme. 

Come aiutare le donne a rientrare dalla maternità serenamente

Il rientro al lavoro dopo la maternità è un’esperienza che le donne affrontano in modi diversi e spesso ambivalenti, ma siamo proprio sicur* che la responsabilità di affrontare positivamente questo momento di transizione sia esclusivo della diretta interessata?

Perché se è vero che ripetiamo sempre quanto sia importante per la donna cercare un supporto esterno per riprendere la propria attività lavorativa, prendersi il proprio tempo per affrontare il cambiamento, ridefinire le proprie priorità e aspettative, è anche vero che in questo processo le aziende assumono un ruolo fondamentale.

Quindi, cosa potrebbero fare le imprese per agevolare le donne nella ripresa della propria carriera post-maternità?

Definire un piano di re-boarding per le donne che rientrano dalla maternità

Generalmente, un piano di on-boarding ha un duplice obiettivo: presentare l’azienda alla nuova risorsa e supportare quest’ultima dal momento in cui viene selezionata fin quando non sarà ben inserita all’interno dell’organizzazione. Nel caso del rientro della maternità, soprattutto quando la persona si è assentata per lungo tempo dal contesto lavorativo, può essere utile stilare un piano di re-boarding chiaro e strutturato. Non si tratta di una nuova dipendente, è vero, ma sappiamo anche quanto il contesto professionale muti velocemente ed è fondamentale che la persona venga re-introdotta gradualmente a cambiamenti, novità, nuovi processi, e così via. 

Il processo di re-boarding permette di:

  • integrare nuovamente le donne nel luogo di lavoro;
  • comunicare i cambiamenti rilevanti avvenuti durante la sua assenza;
  • far acquisire più consapevolezza della struttura, della cultura e dei suoi processi amministrativi;
  • riallineare la persona con la visione, missione, valori e la cultura dell’organizzazione
  • far sentire la donna a proprio agio e al sicuro‍.

Adottare un approccio flessibile per permettere alle donne di mantenere il proprio posto di lavoro

Supporre che dopo la nascita di un/ una figli* una donna, così come un uomo, possa mantenere le proprie motivazioni, passioni, interessi e ambizioni invariate è un enorme errore di valutazione. Al tempo stesso, pensare che diventare madre renda automaticamente una lavoratrice peggiore è una constatazione priva di fondamento. Due ipotesi che, invece di agevolare la donna nel suo percorso di rientro nel mondo del lavoro, le pongono addosso un enorme stigma.

Senza bisogno di elargire sentenze, in questa fase così delicata, le aziende possono contribuire al supporto della donna adottando un approccio più flessibile per permettere loro di mantenere il posto di lavoro.

E, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica «Human Relations», questa flessibilità si traduce in due modi: nella possibilità di modulare l’orario di lavoro e di scegliere come sede di lavoro la propria abitazione.

Attivare percorsi di coaching al femminile in azienda

Offrire l’opportunità di svolgere un percorso di coaching a una persona in rientro dal periodo di maternità può aiutare nell’affrontare quest’importante transizione, favorendo la definizione di una nuova identità professionale e di nuovi comportamenti allineati a essa.

Attivare un percorso di coaching consente di:

  • definire e comprendere al meglio le aspettative tra la risorsa e l’azienda che la ri-accoglie;

  • stabilire nuovi obiettivi professionali, allineati ai cambiamenti appena avvenuti, e una strategia congrua e sostenibile per raggiungerli;

  • individuare nuovi punti di forza, comprendendo tra questi la genitorialità come base di partenza per l’acquisizione di competenze professionali rinnovate;

  • comprendere come conciliare gli impegni genitoriali e gli obiettivi professionali;

  • imparare a gestire le aspettative su di sé e quelle derivanti dall’esterno;

  • rimodulare le proprie attività lavorative per adattarle alla nuova

conclusioni

Le donne che tornano al lavoro dopo essere diventate madri devono affrontare un cambiamento complesso che, se non supportato o peggio ostacolato, può generare situazioni di disagio e incentivare l’abbandono del posto di lavoro. A doversi fare carico della gestione di questo momento di transizione non è solo la donna stessa, ma anche la realtà aziendale di cui fa parte. Questa, infatti, è parte integrante e fondamentale per la riuscita positiva del processo di riadattamento della donna alle esigenze lavorative. 

Lavorare con la genitorialità non è facile, ma è una sfida che può essere affrontata se in possesso dei giusti strumenti. Con una visione più chiara dei problemi che si stanno affrontando e con l’ausilio di strategie specifiche per gestirli, è possibile costruire realtà organizzative sane, abitate da persone soddisfatte e motivate.

Se anche tu desideri capire come gestire il rientro della maternità delle tue collaboratrici, scopri i miei percorsi di coaching per aziende e contattami per ricevere maggiori informazioni.

A presto,

Rosy 

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Ciao, sono Rosy e sono una Career & Business Coach specializzata in empowerment femminile, membro e coach accreditata dell’International Coaching Federation. Mi occupo di Women Empowerment Coaching, percorsi di coaching per donne professioniste, dedicati all’empowerment femminile, allo sviluppo di carriera e alla leadership femminile, e di Performance & Business Coaching, percorsi di coaching per aziende pensati per facilitare la leadership femminile.

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