Tra luglio e agosto mi succede ormai da qualche anno una cosa particolare, che nelle ultime settimane mi ha fatto riflettere: ricevo più richieste di percorsi di coaching individuali rispetto a molti altri periodi dell’anno.
Le ragioni per cui le persone mi contattano sono diverse. Spesso sentono il bisogno di fermarsi, fare il punto e capire cosa vogliono per il proprio futuro professionale.
Mi sono chiesta più volte perché alcune di queste domande emergano proprio durante l’estate.
Forse una parte della risposta ha a che fare con qualcosa di molto semplice: per molte persone cambiano i ritmi.
Le agende si alleggeriscono, diminuiscono le riunioni, arrivano le vacanze e trascorriamo finalmente qualche giornata lontano dalla routine lavorativa.
Staccare dal lavoro serve prima di tutto a recuperare energie.
La ricerca in psicologia del lavoro lo documenta da tempo. Accade però anche un’altra cosa interessante: prendere distanza da ciò che occupa gran parte del nostro tempo può cambiare il modo in cui osserviamo ciò che per noi è davvero importante.
E alcune domande che avevamo già possono diventare più difficili da ignorare.
Staccare dal lavoro significa anche prendere distanza mentale
Possiamo essere fisicamente lontani dall’ufficio e continuare a lavorare mentalmente.
Ripensiamo alla riunione della settimana precedente, controlliamo le email, immaginiamo quello che troveremo al rientro, continuiamo a cercare la soluzione a un problema.
Per questo la psicologia del lavoro distingue il semplice allontanamento fisico dal distacco psicologico dal lavoro (psychological detachment).
Sabine Sonnentag e Charlotte Fritz lo hanno studiato come una delle esperienze che favoriscono il recupero dal lavoro, insieme al rilassamento, alla possibilità di dedicarsi ad attività stimolanti e alla percezione di poter decidere come utilizzare il proprio tempo libero.
Il distacco psicologico riguarda proprio la capacità di interrompere temporaneamente il coinvolgimento mentale con le richieste professionali.
Le vacanze possono avere un ruolo importante in questo processo.
Una meta-analisi pubblicata nel 2025 sul Journal of Applied Psychology, basata su 32 studi, ha mostrato che le vacanze producono effetti positivi sul benessere e che questi benefici possono essere più consistenti e duraturi di quanto suggerissero ricerche precedenti.
Tra i fattori associati a un maggiore beneficio emerge proprio il distacco psicologico dal lavoro.
Staccare, quindi, ha una funzione precisa: permette alle nostre risorse di recuperare.
Perché a volte le idee arrivano quando smettiamo di cercarle
C’è però un fenomeno interessante che conosciamo anche nell’esperienza quotidiana.
Passiamo ore a cercare la soluzione a un problema. A un certo punto lasciamo perdere, facciamo altro, usciamo, dormiamo. E la soluzione arriva quando abbiamo smesso di cercarla.
In psicologia cognitiva questo fenomeno viene definito effetto di incubazione (incubation effect).
Una meta-analisi condotta da Ut Na Sio e Thomas Ormerod ha analizzato gli studi dedicati a questo meccanismo e ha rilevato che interrompere temporaneamente il lavoro consapevole su un problema può, in determinate condizioni, favorire la capacità di risolverlo quando torniamo ad affrontarlo.
La pausa, quindi, può avere una funzione cognitiva interessante.
Questo effetto non significa che andare in vacanza produca automaticamente idee migliori o decisioni più lucide. Sarebbe una semplificazione che la ricerca non sostiene.
Ci dice però qualcosa di utile: continuare a concentrarsi sullo stesso problema senza interruzione non rappresenta sempre la condizione migliore per trovare una soluzione.
A volte serve distanza.
E se la domanda fosse già lì?
Quando lavoro con professioniste e professionisti che stanno attraversando un momento di cambiamento, raramente le domande più importanti compaiono all’improvviso.
Molto spesso erano già presenti.
“Voglio continuare a fare questo lavoro?”
“Mi riconosco ancora nel ruolo che ricopro?”
“Voglio assumermi maggiori responsabilità?”
“Sto guidando le persone nel modo in cui vorrei?”
“Quello che sto facendo oggi mi sta portando nella direzione che desidero?”
Durante l’anno possiamo accorgerci di queste domande e continuare comunque a rimandarle.
Anche quando sentiamo da tempo il desiderio di cambiare lavoro, trovare il momento per capire cosa vogliamo davvero può essere difficile.
Le giornate sono occupate da scadenze, riunioni, decisioni, responsabilità e imprevisti. Ci occupiamo di ciò che richiede una risposta oggi e alcune riflessioni possono aspettare.
Quando quella pressione diminuisce, può diventare più facile dedicare loro attenzione.
Forse è anche una delle ragioni per cui tra luglio e agosto vedo aumentare le richieste di persone che stanno pensando di iniziare un percorso di coaching.
È un’osservazione che nasce dalla mia esperienza professionale e non un dato generalizzabile. Mi interessa, però, perché continua a ripetersi negli anni.
Staccare dal lavoro non significa dover pensare al lavoro
Qui vale la pena fare una precisazione.
Avere finalmente tempo libero non significa doverlo trasformare in un’occasione per lavorare sulla propria carriera.
Possiamo trascorrere le vacanze leggendo, dormendo, viaggiando, facendo sport, stando con le persone che amiamo o semplicemente facendo molto meno del solito.
Anzi, sappiamo che riuscire a prendere realmente distanza dal lavoro contribuisce al recupero.
Può però capitare che, proprio mentre facciamo altro, emerga spontaneamente una riflessione.
La differenza sta anche qui: tra costringerci a utilizzare il tempo libero per essere ancora produttivi e accorgerci di una domanda che finalmente ha trovato spazio.
Se quella domanda arriva, possiamo scegliere di ascoltarla.
Fare spazio a una domanda senza pretendere subito una risposta
Quando emerge una riflessione sul nostro lavoro, può scattare immediatamente il bisogno di trovare una soluzione.
Cambiare lavoro oppure restare?
Accettare quel ruolo oppure rinunciare?
Chiedere una promozione?
Cambiare azienda?
Ripensare il proprio modo di esercitare la leadership?
Sono decisioni che difficilmente trovano una buona risposta quando pretendiamo di risolverle in fretta.
Può essere più utile iniziare dalla domanda e concederci il tempo necessario per comprenderla.
Cinque domande da ascoltare quando prendiamo distanza dalla routine
Se durante una pausa ti capita spontaneamente di ripensare al tuo lavoro, puoi provare a osservare cosa sta emergendo.
Come sto nel lavoro che faccio oggi?
Quali aspetti continuano a darti energia?
Quali richiedono oggi molte più energie rispetto a qualche tempo fa?
C’è qualcosa che continuo a rimandare?
Può essere una decisione, un confronto, un cambiamento oppure una riflessione che continua a tornare.
Quanto mi riconosco nel ruolo che ricopro?
Competenze, priorità e aspirazioni cambiano nel tempo. Può accadere che anche un ruolo che abbiamo desiderato a lungo smetta di rappresentarci nello stesso modo.
Cosa vorrei trovare diverso al mio rientro?
La risposta può riguardare il lavoro, le relazioni, il modo in cui utilizzi il tuo tempo, le responsabilità che assumi o il modo in cui eserciti il tuo ruolo.
Quale domanda vorrei smettere di rimandare?
Non serve avere già una risposta. Riuscire a formulare con maggiore precisione la domanda può essere un primo passo importante.
A volte prendere distanza ci permette semplicemente di vedere meglio
Quest’anno ho scelto di entrare gradualmente nella mia pausa estiva.
Dopo una settimana di vacanza a luglio, nelle settimane successive ho progressivamente alleggerito l’agenda. Nei primi giorni delle vacanze di agosto ho continuato a dedicare un paio d’ore al mattino ad alcune attività: scrivere, progettare, mettere ordine alle idee e rispondere alle persone che mi stanno contattando per iniziare un percorso.
È il mio equilibrio per questi giorni e mi fa piacere farlo.
Per altre persone staccare significa chiudere completamente il computer fino al rientro. Ed è proprio questa possibilità di scegliere come utilizzare il proprio tempo ad avere valore.
Le pause non devono necessariamente portarci una risposta o una decisione.
A volte ci permettono semplicemente di accorgerci che una domanda era già lì.
E, quando accade, possiamo decidere se vale la pena dedicarle finalmente attenzione.
Se alcune delle domande che stanno emergendo riguardano il tuo percorso professionale, la tua leadership o un cambiamento che senti di voler esplorare, un percorso di coaching può offrirti uno spazio strutturato per approfondirle e trasformare ciò che emerge in scelte e azioni concrete.
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